Conosciamo meglio la specie
- Il branzino o spigola è un pesce osseo marino e d’acqua salmastra della famiglia Moronidae. Viene anche chiamato “ragno” o “pesce lupo”.
- Vive prevalentemente in acque temperate e poco profonde e mostra una spiccata predilezione per la costa ma si adatta a vivere anche in acque molto profonde e con climi freddi, come quello del mare di Norvegia.
- Lo si può trovare anche nel Mar Nero e nell’Oceano Atlantico.
- Essendo molto eurialina, ossia sopporta variazioni di salsedine, talvolta molto accentuate, penetra soprattutto in estate, nelle acque salmastre di lagune e foci ma può raggiungere anche acque completamente dolci.
- Presenta una testa allungata con bocca grande munita di una fitta dentatura e di una mandibola forte più prominente rispetto alla mascella. Il corpo è ricoperto da scaglie abbastanza piccole ma ben visibili, presenti anche sulla testa. La lunghezza massima documentata per questa specie è di 103 cm, ma mediamente misura attorno a 50 cm, mentre il peso può raggiungere i 12 kg. Il corpo è affusolato e leggermente compresso ai lati, di colore grigio argenteo su dorso e fianchi e bianco sul ventre.
- Caccia soprattutto nelle ore notturne ed in qualsiasi tipo di fondale, dove scova le sue prede preferite, tra cui molluschi, anellidi e crostacei.
Il ciclo vitale:
Nel Mar Mediterraneo questo pesce si riproduce durante la stagione invernale, da dicembre a marzo. La fase riproduttiva nell’oceano Atlantico, invece, si prolunga fino al mese di giugno.
La maturità sessuale avviene tra 2 e 4 anni nel Mediterraneo.
Quando la temperatura dell’acqua arriva a 14 gradi inizia il periodo riproduttivo del branzino, le femmine stazionano in acqua bassa, di solito la femmina è più grande, viene circondata dai maschi più piccoli.
Le uova sono pelagiche, galleggiano grazie a una goccia d’olio, schiudono all’incirca in tre giorni e lo sviluppo larvale dura circa 40 giorni.
I giovanili fino ai 10–15 cm di lunghezza hanno i fianchi punteggiati di scuro, carattere mai presente nell’adulto.
L’allevamento
Sin dall’antichità l’uomo ha effettuato una gestione estensiva delle spigole in laghi di acqua salmastra, finalizzata a controllarne la crescita e la cattura. Le valli da pesca, presenti principalmente nelle lagune del nord Adriatico, praticano tuttora questa forma di allevamento estensivo.
L’allevamento intensivo della spigola è iniziato negli anni ’80. Inizialmente gli avannotti di spigola venivano pescati alle foci dei fiumi ed allevati in vasche dove venivano alimentati con mangime.
Negli anni ’90 è stata messa a punto la riproduzione artificiale che ha permesso un grande sviluppo di questa attività e sono nate le avannotterie.
Anche la tecnica di ingrasso è cambiata, infatti, attualmente vengono prevalentemente utilizzate vasche in prossimità delle coste o gabbie galleggianti a mare aperto, dove i pesci vivono a densità molto elevate.
L’allevamento di questa specie è tuttora in crescita soprattutto in Italia, in Grecia, in Turchia, in Croazia, in Israele e negli Stati Uniti.
La produzione
La produzione mondiale del branzino è data principalmente dall’allevamento ed in piccola parte dalla pesca. Questo ha calmierato la domanda del prodotto selvatico e la pressione di pesca su questa specie è diminuita.
La maggior parte delle catture, avviene nell’Oceano Atlantico. Per quanto riguarda il territorio nazionale, i quantitativi di prodotto pescato sono minimi se confrontati con i dati internazionali.
Differente è l’andamento delle produzioni da allevamento che sono andate crescendo in modo esponenziale a partire dalla metà degli anni ‘90.
Considerazioni e prospettive
La disponibilità del prodotto tutto l’anno e le pezzature uniformi, hanno permesso agli allevatori di effettuare politiche commerciali, impossibili con i prodotti della pesca, in grado di raggiungere consumatori non abituati a mangiare pesce, con il risultato di incrementare fortemente la domanda di questo prodotto.
Con l’aumento del numero degli allevamenti, vi è stata, inoltre, una diminuzione della pressione di pesca sulle spigole selvatiche, con evidenti benefici anche da un punto di vista ambientale.
Le nuove forme zootecniche tengono conto della sostenibilità ambientale, un segnale positivo in questo senso è dato è dato dal crescente numero di allevamenti, che certificano la loro produzione come biologica o con il marchio ministeriale “Acquacoltura Sostenibile”. Quest’ultimo prevede di calcolare l’impronta ambientale delle attività e mira e garantire migliori caratteristiche sotto diversi profili, ad esempio minimizzando l’impatto energetico, creando migliori condizioni di vita per l’animale e monitorando i parametri dell’acqua.